Costruire con poco

Architettura tradizionale

Costruire con poco

Costruire con poco, ricavando il massimo da quello che il territorio può offrire.

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Cartolina d'epoca di Sant'Anna di Valdieri.

A chi si ferma ad ascoltarla, l’architettura tradizionale racconta la lunga storia delle genti di montagna e delle relazioni che hanno saputo tessere con l’ambiente alpino. Una storia secolare che si è bruscamente interrotta dopo la Seconda guerra mondiale, lasciandosi alle spalle tetti sfondati, muri in rovina e ricordi...

Camminando sui sentieri del Parco, capita spesso di incontrare case e intere borgate - alcune ristrutturate, altre diroccate - dove è ancora possibile distinguere, sotto l’intonaco o al di là dei crolli, la fisionomia dell’architettura di un tempo. Capire cosa si costruiva, come e perché vuol dire imparare molto degli antichi costruttori e del loro mondo.

Fino alla metà del Novecento, in Marittime si costruiva, come ovunque sulle Alpi, con i materiali immediatamente reperibili nei dintorni e prestando la massima attenzione a tutti quegli accorgimenti che permettevano di sfruttare al meglio la luce e il calore del sole, riducendo nel contempo al minimo la dispersione di calore dall’interno.

Le abitazioni ospitavano persone e animali: erano insieme case, stalle e magazzini, dispense e laboratori di produzione e trasformazione delle materie prime. Ma se questo vale in generale per le terre alte, ciò che caratterizza il territorio del Parco delle Alpi Marittime insieme a pochissimi altri siti in Piemonte è l’architettura a tetti in paglia di segale. Oggi l'esempio migliore è quello ricostruito dal Parco secondo le indicazioni degli ultimi costruttori locali all'ingresso della frazione di Sant'Anna di Valdieri.


Ultimo aggiornamento: 27/02/2023

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