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Bella gente di Marittime

Uomo e territorio

La raccolta della segale (archivio PNAM)

Memorie passi d’altri io calpesto.

Giovanni Lindo Ferretti

 

 Dovunque ci troviamo in Marittime, anche immersi nel valloncello più appartato e selvaggio del Parco, lontano dagli itinerari battuti, persino lì, aguzzando bene la vista, potremo trovare tracce del passaggio di qualcuno che ci ha preceduto: sono i ruderi di fortificazioni in quota, sono le imposte di caccia da cui il re sparava ai camosci, sono i resti dei recinti in pietra dei pastori. Il sentiero stesso ci parla delle persone che lo hanno tracciato e percorso, nel corso dei secoli. Infatti le Alpi del Sud sono terre di gente in movimento: è da più di dieci secoli che le persone si avventurano su queste montagne per sfruttare i pascoli in quota, per commerciare o cercare lavoro, per muovere guerra o per difendersi, come pellegrini o come contrabbandieri.

Col tempo, le persone hanno anche imparato ad abitare le terre alte, dove gli inverni sono lunghi e le pendenze accentuate. Dove bisogna saper costruire con attenzione per conservare il calore e sfuggire al rischio delle valanghe, dove essere essenziali è un’abitudine dettata dalla necessità. Dove per vivere non c'è altra scelta che imparare l’arte di rimanere in equilibrio sull’alpe, utilizzandone al meglio le risorse.

Il paesaggio alpino delle Alpi Marittime è la montagna dipinta da un pittore romantico: per quanto il paesaggio appaia selvaggio e gli elementi naturali sembrino occupare con la loro bellezza sconvolta o serena il quadro intero, in un angolo della scena si può sempre rintracciare un viandante, un rudere, un accenno di sentiero.

È questo il fascino segreto delle Marittime: una natura severa e selvaggia che custodisce la memoria e il presente di una storia scritta da generazioni di alpigiani… 


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Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime