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Le Alpi Marittime che emozionano

Un mondo in cinque foto

Che cosa definisce in modo netto i rilievi che compongono le Alpi Marittime? Cerchiamo di dare qui una risposta attraverso una sintesi estrema: cinque immagini che evocano altrettanti tratti peculiari, tra i più caratteristici in assoluto, di questo settore dell’arco alpino.

Foto I. Il versante occidentale dell’Argentera.

Un'immagine che esprime l'imponenza delle Marittime, montagne "vere" a tutti gli effetti. Anche se i ghiacciai della zona, i più meridionali dell'arco alpino, sono ormai ridotti a ben poca cosa, le Marittime restano comunque montagne severe, selvagge e solitarie. Mai incombenti o repulsive: cime e pareti di gneiss possono incutere timore, ma difficilmente scatenare paure. Le si affronta così con rispetto, ma senza le tensioni che nascono dal confronto con l’alta montagna.

Foto II. Panoramica dalla Cima dell'Argentera.

In primo piano le quinte della Valle Gesso, cui fanno seguito i profili arrotondati dei rilievi delle Alpi Liguri che si immergono in una coperta leggera di nuvole. All’orizzonte, la linea di separazione tra mare e cielo: le Marittime di Coolidge, quelle dei grandi panorami. Che sono particolarissimi non solo per la possibilità di vedere o più spesso intravedere il mare, ma anche perché comprendono da un lato i giganti alpini, dal Monviso all’Adamello passando per Monte Bianco e Monte Rosa, dall’altro le Apuane. È questo essere terra di mezzo tra Alpi e Mediterraneo, tra Pianura padana e Provenza, che rende le Marittime davvero uniche.

Foto III. Lago della Vacca.

Il piccolo lago della Vacca occupa il centro di una conca che si sta via via riempendo di detriti. Un giorno non lontanissimo al suo posto ci sarà un pianoro erboso. Ma prima di allora saranno ancora in molti a poter godere della tranquilla atmosfera di uno dei luoghi più appartati delle Alpi Marittime. Sono all’incirca ottanta gli specchi d'acqua all'interno dei confini del Parco. E poi rivoli, cascate, torrenti: nel silenzio di valli solitarie, le mille voci dell’acqua in movimento mettono allegria, svagano l’occhio. Montagne blu, di laghi, di cieli tersi.

Foto IV. Maschio di camoscio.

Non è facile, anche con l’aiuto di un buon teleobiettivo, riuscire nell'impresa di immortalare da breve distanza un camoscio, animale simbolo delle Marittime. Lo stesso non si può dire per lo stambecco, animale così poco riservato da accettare di farsi avvicinare a distanze di pochi metri. Nelle Marittime i camosci sono migliaia, 4000 solo all'interno del Parco Naturale. Tanti, più che in qualsiasi altra parte delle Alpi. Il catalogo fauna comprende anche 500 e più stambecchi, nonché tutte le principali specie alpine, tra cui l’aquila e il gipeto – un avvoltoio mangiaossi reintrodotto con un’operazione che ha interessato tutto l’arco alpino. Gli escursionisti – lo dice più di una indagine tra i visitatori – in Marittime ci vengono soprattutto per vedere gli animali.

Foto V. Strada militare per il Lago del Claus.

A metà Ottocento, Vittorio Emanuele II capita in alta Valle Gesso e scopre un territorio nel quale la sua passione venatoria può sfogarsi al meglio. Il figlio Umberto I e il nipote Vittorio Emanuele III non erediteranno insieme al Regno una altrettanto spiccata predilizione per il maneggio delle armi, ma i reali di Casa Savoia non mancheranno mai di frequentare la Valle Gesso, e il ricordo della loro presenza ancor oggi è onnipresente, grazie soprattutto alle centinaia di chilometri di strade e mulattiere fatte costruire per raggiungere le imposte di caccia. Una rete riutilizzata e ampliata nel periodo tra le due guerre mondiali, che oggi è a disposizione dell’escursionista.


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Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime