Parcoalpimarittime.it
« Torna versione grafica

Un regno di faggi, abeti e larici

I boschi

Passeggiando in un bosco di giovani faggi (A. Rivelli/PNAM)

All'interno del Parco possiamo distinguere tre fasce altitudinali: la faggeta, il bosco ad abete bianco e il lariceto rado. Formazioni forestali tipiche del piano submontano, come i querceti a rovere e roverella o i castagneti, ricoprono una superficie minima al limite nord-orientale dell'area protetta. Da parte sua il cembro, alle quote superiori, si limita all’insediamento di singoli esemplari in stazioni caratterizzate da particolari condizioni microclimatiche continentali. Al contrario, la faggeta e l’abetaia si estendono su di una fascia consistente: faggio e abete bianco, infatti, trovano in zona condizioni ottimali al loro sviluppo, in quanto specie amanti di un clima più umido.

La faggeta rappresenta senza dubbio il consorzio forestale più diffuso; la superficie coperta dal faggio, infatti, si aggira attorno al 16% dell’estensione totale dell’area protetta, mentre i boschi di conifere non raggiungono il 4%. Estendendosi dai 1000 fino ai 1700-1800 metri, quota massima d’espansione per la catena alpina, il bosco di faggio si mostra per lo più in veste di fitta compagine di alberelli coetanei dal portamento cespuglioso. Questo suo aspetto è da mettere in relazione con la forma di governo assegnatagli dall’uomo, il ceduo, che sfrutta la capacità tipica delle latifoglie di emettere dalle ceppaie i polloni, cui spetta il rinnovamento del bosco.

Nel Parco non mancano comunque esempi di faggete governate a fustaia, ossia boschi la cui rinnovazione spetta al seme, molto più pregiate e funzionali alla protezione del suolo. La fustaia più nota è quella della bandita di Palanfré, piccola borgata della Val Grande posta all’estremo orientale dell’area protetta. Si tratta di un piccolo bosco di soli nove ettari, il cui confine superiore coincide con il limite altimetrico d’espansione della specie. Il suo aspetto attuale deriva dal particolare regime di protezione conferitogli dalla popolazione locale: la faggeta riparava infatti l'abitato dalle valanghe.
Un altro bell'esempio di fustaia è fornito dal bosco di faggi che circonda le palazzine di caccia di San Giacomo di Entracque. Qui è possibile ammirare alcuni grandi alberi ultracentenari.
Ai limiti superiori della propria fascia d’espansione le faggete sfumano nel bosco misto di conifere, oppure, quando costituiscano il limite superiore della vegetazione arborea, lasciano il posto a formazioni arbustive.

Sono quattro le specie di conifere presenti nel Parco: l’abete bianco, l’abete rosso, il larice e il pino cembro.
Tra di esse l’abete bianco rappresenta la specie più adatta al clima sub-oceanico che caratterizza questo settore alpino. Gli esemplari più belli sono quelli che compongono la grande foresta che si estende nei pressi delle Terme di Valdieri, posta all’imbocco dei valloni della Valletta e del Valasco.
Abete rosso, larice e pino cembro sono invece specie legate a un tipo di clima più nettamente continentale, caratterizzato da estati secche e calde e da inverni freddi e asciutti. Essi dunque, pur nell’ambito di una regione a clima temperato e piovoso, riescono a vegetare insediandosi nelle zone più interne dei valloni o al riparo dei grossi massicci montuosi. Le tre essenze possono mescolarsi per formare boschi misti.

Il larice colonizza i bordi dei canaloni ed i versanti ricoperti da pietrame e da accumuli detritici. Nel Parco esso si spinge fino a 2500 metri, limite altitudinale ritenuto la massima quota raggiunta in tutta Europa. Un bell’esempio di lariceto pioniero è offerto dal versante destro della Valle della Merìs, ambiente rupestre a elevata pendenza regolarmente battuto dalle slavine.
Il pino cembro rappresenta la conifera in grado di raggiungere le quote più elevate: con esemplari isolati, contorti e sofferenti, raggiunge i 2800 metri di quota su creste e rupi. Le rocce del Monte Frisson, poste alla testata del vallone degli Alberghi, rappresentano, accanto alle pareti dell’Abisso, facente parte del medesimo nodo, il limite orientale del suo areale di diffusione.


powered by Frequenze Software
Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime