Galliformi alpini

Specie perfettamente adattate all'ambiente alpino

Pernice bianca a Pera de Fener | E. Piacenza/Archivio APAM

Nel Parco vivono tre specie di Galliformi alpini: la pernice bianca (Lagopus mutus) e il gallo forcello o fagiano di monte (Lyrurus tetrix), appartenenti alla famiglia dei Tetraonidi, e la coturnice (Alectoris graeca), appartenente alla famiglia dei Fasianidi.

Il fagiano di monte frequenta principalmente i boschi radi di larice e le formazioni di arbusti contorti confinanti con le praterie, ad una quota compresa fra i 1600 e i 2300 metri. Come molti Tetraonidi ostenta la propria presenza sulle “aree di canto”, dove in primavera i maschi si radunano all’alba per cimentarsi nelle parate e nei combattimenti, allo scopo di attrarre le femmine e riprodursi. Nel Parco, questa specie viene monitorata da diversi anni sia con conteggi primaverili sulle aree di canto, sia con censimenti estivi con l’uso dei cani, che hanno lo scopo di verificare il successo riproduttivo della specie in alcune zone campione. Dai dati rilevati, la specie pare in moderato decremento, che potrebbe essere contrastato localmente con interventi di riqualificazione dell’habitat.

La pernice bianca trova il suo habitat ideale fra i 2000 e i 3000 metri di quota, con densità massime nel Parco riscontrabili intorno ai 2400 metri, sui versanti esposti a nord, dove domina una vegetazione erbacea e arbustiva rasa e discontinua. È considerata un “relitto glaciale”, in particolare una sottospecie endemica della pernice bianca artica (Lagopus m. mutus), rimasta isolata sulle Alpi al termine dell’ultima glaciazione. Le zampe e le dita sono completamente ricoperte di piume adatte a camminare sulla neve e a isolare dal gelo, da cui il nome scientifico “lagopus”, che significa “piede di lepre”. Il maschio emette in giugno il tipico canto grattato, udibile all’alba da grandi distanze. Sulle Alpi piemontesi meridionali alcune popolazioni vengono considerate oggi a rischio di estinzione, in quanto isolate fra loro e minacciate dall’aumento della temperatura media e dal conseguente spostamento degli habitat adatti verso quote più elevate.

La coturnice, specie endemica delle Alpi, fa parte di un gruppo di Fasianidi adattatisi alle steppe semiaride, perciò frequenta i pendii assolati con vegetazione erbacea e arbustiva dove si nutre, inframmezzati dagli affioramenti rocciosi dove si rifugia. Nel Parco la si incontra al di sopra dei limiti della vegetazione arborea, in particolare sui versanti esposti a sud. Come negli altri Galliformi, i pulcini sono subito in grado di seguire la madre alla ricerca del cibo. Solitamente le coppie vivono isolate, ma già in tarda estate si formano gruppi di più individui, chiamati “brigate”. Questa specie, dopo una lunga fase di declino dovuta anche all’abbandono delle attività agricole montane, sembra trarre vantaggio dalle calde e secche estati che si stanno susseguendo, mentre viene limitata dagli inverni eccezionalmente nevosi.