Lontra

Lutra lutra

Lontra (Lutra lutra) | P. Baffie

La lontra in Italia e sulle Alpi
La lontra era un elemento essenziale degli ecosistemi fluviali alpini fino a qualche decennio fa.
Sebbene un tempo fosse comune in tutto l’areale di distribuzione italiano ed europeo, nel corso dell’ultimo secolo si è assistito ad un crollo generalizzato delle popolazioni. Il picco del declino si è avuto negli anni ’70. A fine anni ‘80 resisteva una popolazione ristretta nel sud Italia e piccoli residui nel centro, che si estinguono anch’essi nel decennio seguente. Per quanto riguarda le Alpi, il mustelide, nel 1984-1985, risultava assente da tutte le regioni settentrionali nel censimento nazionale basato sul metodo standard promosso dal WWF svolto in quegli anni (Macdonald e Mason 1983b; Cassola 1986); in quell’occasione venne rinvenuto un unico “spraint” (nome con il quale si identifica un escremento di lontra) in Friuli Venezia Giulia, probabilmente appartenente ad esemplari erratici provenienti dalla Slovenia (Lapini 1986).
Le principali cause furono la distruzione e l’inquinamento del loro habitat e la persecuzione diretta della specie, sia per la pelliccia pregiata, sia perché considerata una specie “nociva” come competitore delle risorse ittiche. Esistevano cacciatori specializzati, chiamati “i lontrari”.
Dall’inchiesta condotto da Cagnolaro nel 1976 sappiamo che nelle Alpi Marittime la maggiore diffusione si riscontra in provincia di Cuneo dove nel decennio antecedente l’inchiesta sono abbattuti 16 esemplari rispetto ai 22 totali risultanti per la regione. Nei corsi d’acqua cuneesi sono segnalate lontre nei bacini Vermenagna, Gesso e affluenti, Stura di Demonte con una popolazione consistente, nell’alto corso del fiume Po, nei torrenti Maira, Grana, Marmora e Varaita; segnalazioni sono riportate anche per alcuni tratti di pianura della Bòrmida, del Tanaro e della Stura e per i torrenti Casotto, Corsaglia ed Ellero dell’area monregalese. Queste informazioni storiche dimostrano che le Alpi Marittime, ed anche liguri, sono state l’ultima roccaforte della lontra prima della loro scomparsa.
A partire dal 1971 la lontra viene rimossa dall’elenco degli “animali nocivi”, ma è con la successiva Legge n. 157 del 1992 che si giunge alla completa protezione e viene ufficialmente considerata come specie particolarmente protetta.
Oggi, a livello europeo, la lontra è inserita nella Lista Rossa delle Specie Minacciate di Estinzione dello IUCN, nella categoria Quasi Minacciata (Near Threatened, NT - IUCN 2007) perché, sebbene abbia subito un drastico declino in tempi storici, sta ora recuperando nella maggior parte dei Paesi Europei. Ma a livello italiano è inclusa nella categoria in Pericolo (EN) in base al principio di precauzione, poiché la popolazione è certamente inferiore a 1000 individui e la sua distribuzione è disgiunta.
Le fondamentali politiche di conservazione intraprese negli ultimi decenni in tutta Europa hanno favorito il ritorno della specie in molti paesi comportando un’inversione di tendenza nell’evoluzione dell’areale.

Anche in Italia, la lontra sembra si stia riprendendo, tuttavia nel nostro paese le dinamiche sono contrastanti: da un lato, alcune porzioni dell’areale nell’Italia centrale (es. Sangro) e meridionale (es. Carapelle) sono in fase di espansione (Reggiani et al. 2001c; Fusillo et al. 2004; Prigioni et al. 2005a, 2007; Reggiani e Loy 2006) dall’altro, nella regione alpina, questo fenomeno è molto più rallentato. Fino a non molto tempo fa sulle Alpi vi erano solo osservazioni sporadiche o, purtroppo, il recupero di carcasse di individui morti lungo il confine italo-sloveno, probabilmente con esemplari erratici che suggeriscono alcuni tentativi di espansione delle lontre tra i diversi Paesi che si affacciano sulle Alpi.

Le Alpi possono rappresentare per la lontra un habitat estremo, soprattutto nella nostra parte, qualla occidentale, con poche valichi di montagna da attraversare.
Recentemente Nell’Italia nord-orientale è stata confermata la presenza della lontra nel Fiume Isonzo e ci sono buone prospettive di espansione della specie verso il Veneto. Nel 2008 era comparsa in acque danubiane italiane – lungo il Drava ed affluenti in Alto Adige – dove si è formata una prima popolazione vitale di origine austriaca tuttora presente.
Il ritorno della specie nella regione Friuli Venezia Giulia è stato inizialmente segnalato dall’ingresso di un adulto nelle vasche di raffreddamento dell’Acciaieria Weissenfels (Bacino Danubiano, Fusine in Valromana, Tarvisio, Udine). Ulteriori indagini e ritrovamenti di animali morti hanno poi portato a accertare che la specie era diffusa in tutte le aste fluviali dell’area (circa 60 km di reticolo idrografico, tutto in Bacino Danubiano). La sorgente (source) della popolazione è certamente austriaca-carinziana.

Per quanto riguarda il settore nord occidentale non sono più state registrate segnalazioni degne di nota. Per quanto riguarda le lontre nel Ticino Lombardo e Piemontese è da sottolineare che provengono da esemplari sfuggiti da due allevamenti presenti nei parchi regionali del Ticino Lombardo e Piemontese. Questi individui provenivano da un allevamento Inglese in cui si erano verificati incroci con la sottospecie asiatica Lutra lutra barang. Negli anni ’90 qualsiasi progetto di reintroduzione con questi esemplari sono stati vietati da ISPRA e dal IUCN-SSC Otter Specialist Group.
Ad oggi, lo status, la presenza e la distribuzione di questa specie nelle Alpi non è ancora chiaro.
Fare il punto sulla distribuzione e sullo stato di conservazione della lontra nella regione alpina è il primo passo verso possibili strategie europee volte a promuovere l'espansione e la conservazione naturale della specie, soprattutto attraverso la protezione del suo habitat.
In Italia, la popolazione di lontre (Lutra lutra) rimane in ogni caso una delle più piccole ed isolate d’Europa. Per questo nel 2011 è stato pubblicato un piano d’azione nazionale per la conservazione della lontra (PALCO – scaricabile qui) che contiene informazioni dettagliate sulla biologia, sulle minacce e sugli interventi utili a salvare le ultime popolazioni che vivono nei nostri fiumi.