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Uno sguardo sull'andamento demografico

Bella gente di Marittime

Giovani alberi crescono di fronte a una borgata abbandonata negli anni '60 (A. Rivelli/PNAM).

Abitate da sempre, spopolate di recente
Frequentate a partire dalla preistoria, le Alpi Marittime hanno visto nel complesso la popolazione aumentare fino all’Età Moderna. Queste montagne erano abitate a livelli che oggi facciamo fatica a immaginare. Basti pensare che fra il 1610 e il 1630, Entracque, all’epoca il centro più popoloso della Valle Gesso, vantava una popolazione di 4500-5000 abitanti, che si avvicina a centri di pianura come Racconigi e Saluzzo. Le sorti dell’economia, i mutamenti dello scacchiere politico e il succedersi degli eventi bellici provocano, nei diversi paesi, fluttuazioni anche sensibili della popolazione locale. Ma ovunque nelle Alpi cuneesi, a partire dai primi decenni del Novecento, si manifestano i sintomi di un decremento demografico tuttora in corso. I paesi di media e di alta valle perdono velocemente abitanti: qualcosa si è rotto irreparabilmente nell’equilibrio fra persone e risorse in questa parte di terre alte nel passaggio dalla società agricola a quella industriale. Come scrive il famoso geografo e profondo conoscitore delle Alpi Marittime Werner Bätzing, «la società agricola era caratterizzata dal fatto che tutte le risorse primarie delle Alpi venivano capillarmente utilizzate con diversi gradi di intensità. Con l’industrializzazione si afferma invece una profonda svalutazione di queste risorse». La pianura offre allora nuove possibilità di impiego più redditizie nel nascente settore della grande industria e condizioni di vita meno severe. Così l’economia alpina di sussistenza inizia a stare stretta a un numero sempre maggiore di alpigiani, che a partire dalla fine dell’Ottocento prendono la via dell’emigrazione definitiva. Qualcuno rimane in Italia, ma molti partono alla volta della vicina Francia o si imbarcano per cercare fortuna dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.
I centri che resistono più a lungo allo spopolamento sono quelli di media e bassa valle, di più facile accesso, mentre i paesi e le borgate più lontane dalle strade principali vengono abbandonati per primi. Oggi in tutti i comuni del Parco la popolazione si è attestata su livelli che permettono, non senza qualche difficoltà, di mantenere sul territorio i servizi essenziali alla popolazione, appoggiandosi ai paesi vicini: la scuola, l’ambulatorio, le poste, qualche negozio. Ogni valle e ogni paese ha tuttavia una storia a sé, strettamente legata alla sua posizione geografica, alle possibilità di impiego che si sono create nel tempo sul posto, al grado di sviluppo del settore turistico: tutti fattori che nel loro insieme hanno determinato il volto e le fortune di ogni singolo centro.

Focus: la Valle Gesso
La Valle Gesso si è aperta all’industria prima delle altre, grazie al concorso di due fattori principali. Il primo è di tipo geomorfologico: la Valle Gesso è una valle corta (circa 24 km sia da Borgo San Dalmazzo a Terme di Valdieri che da Borgo San Dalmazzo a San Giacomo di Entracque, ma bisogna considerare che d’inverno la strada viene chiusa appena dopo la Frazione di Sant’Anna - 18 km da Borgo - e subito a monte di Entracque - 15 km da Borgo). La vicinanza di Borgo con le sue industrie (su tutte, il cementificio e la cartiera) e della piana cuneese con la Michelin e altre possibilità di impiego sempre nel ramo dell’industria o in altri settori hanno favorito sia lo spopolamento che il pendolarismo locali, entrambi elementi che negli anni del boom economico hanno contribuito sia al rapido abbandono delle vecchie tradizioni che alla diffusione di stili di vita urbani in quota.
D’altra parte, uno dei vantaggi e delle attrattive della Valle Gesso, che induce molti nuovi abitanti a trasferirsi, è proprio la possibilità di raggiungere agevolmente ogni giorno Cuneo e dintorni.
Un secondo importante agente di trasformazione economica e demografica della valle sono stati i cantieri dell’Enel, attivi dai primi anni ’60 ai primi anni ’80 del Novecento, che hanno garantito per un ventennio benessere e occupazione a molti valligiani, portando nel contempo sul posto numerose maestranze provenienti da tutta Italia e dall'estero. Molti operai, soprattutto originari del Veneto, del Centro e del Sud Italia hanno messo radici in valle.
Comoda sì, ma evidentemente non abbastanza: nonostante sia di facile accesso, anche la Valle Gesso nel corso del XX secolo si è spopolata in maniera massiccia, inserendosi appieno nel quadro dell’abbandono delle Terre Alte del Piemonte sudoccidentale. A partire dal 1921 i grafici della popolazione scendono senza eccezione in caduta libera. Ma c'è anche chi parla oggi di nuovi abitanti e di reinsediamento in quota: che il futuro ci riservi un'inversione di tendenza?

Comuni del Parco: la popolazione
dall'Unità d'Italia a oggi






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